Le mostre a Milano da non perdere a gennaio

Le mostre a Milano da non perdere a gennaio

Ecco sono le mostre più interessanti da visitare, secondo noi, per rifugiarsi dal freddo di questo gennaio e cominciare al meglio il 2020 riempiendosi gli occhi di bellezza. Siete pronti a scoprire quali sono?

LE MOSTRE A MILANO DA NON PERDERE A GENNAIO

EMILIO VEDOVA

PALAZZO REALE. Piazza del Duomo, 12. Aperto tutti i giorni (orario sul sito). Ingresso libero. In calendario fino al 9 febbraio 2020.

L’esposizione, tra le più importanti mai dedicate a uno dei più autorevoli artisti del ‘900, è promossa da Comune di Milano Cultura, da Palazzo Reale e dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ed è curata da Germano Celant.

La mostra EMILIO VEDOVA nasce con un progetto e un allestimento che vedono la spettacolare Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale quale luogo espositivo ideale, proponendo una chiave insolita per esprimere il linguaggio artistico del pittore. Per questa mostra, incentrata su due periodi decisivi per l’evoluzione del pensiero pittorico di Vedova (gli anni ’60 e gli anni ’80) sarà realizzato un intervento, progettato dallo studio Alvisi Kirimoto di Roma, che prevede una parete lunga 30 metri e alta 5, circondata da una struttura luminosa indipendente che attraversa diagonalmente il salone, quasi provocandone la severità architettonica, in un “contrasto di situazioni”, come si sarebbe espresso Vedova. In questo contesto lacerato sono esposte, sia a muro che a pavimento, circa 70 opere, alcune delle quali di imponenti dimensioni, tra cui il celebre Absurdes Berliner Tagebuch ’64 che sarà possibile vedere esposto nella sua integrità.

Nel caso di EMILIO VEDOVA, l’intento è di lavorare sulla forte componente scenografica dell’ambiente in cui far emergere, nelle due parti contrapposte, gli aspetti innovativi e radicali del contributo linguistico di Vedova alle vicende dell’arte moderna e contemporanea. Vale a dire porre a confronto i suoi lavori degli anni ‘60, dipinti e sculture, come il ciclo dei Plurimi, con le grandi tele e i Dischi, installati a pavimento, degli anni ‘80. In tale dialogo tra estremi si esplicita il valore fondamentale dell’opera di Emilio Vedova nel contesto dell’arte contemporanea internazionale.

RAFFAELLO 2020

Anteprima mondiale al Museo della Permanente di Milano dal 4 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020 “RAFFAELLO 2020

Raffaello 2020

Uno straordinario evento espositivo multimediale immersivo dedicato al grande pittore di Urbino, per celebrare il cinquecentenario della morte di uno dei più straordinari artisti d’ogni tempo, la cui opera ha lasciato un segno indelebile nella pittura.
Raffaello 2020 è prodotto da Crossmedia Group, realizzato sulla base di autorevoli contributi scientifici, con la curatela del professor Vincenzo Farinella.

La mostra

Cuore del percorso sensoriale multimediale attraverso 5 sale, della durata complessiva di circa 75 minuti, è l’area immersiva: qui si dispiega a 360 gradi, dal pavimento, alle pareti al soffitto della sala, un inedito racconto di 45 minuti circa che illustra al pubblico la storia di Raffaello, le sue opere e i luoghi in cui è nato e ha realizzato la sua produzione artistica. Attraverso il video mapping immersivo lo spettatore sarà letteralmente calato all’interno di quei luoghi cinquecenteschi, che verranno fatti “rivivere” attraverso animazioni, scenografie, suoni e colori, ricreando così il contesto storico e geografico all’interno del quale verranno ricreate le opere raffaellesche.

Raffaello 2020 non è una semplice mostra, ma un vero e proprio racconto multimediale, che guida il pubblico in un itinerario emotivo e immersivo attraverso le opere, i progetti, la storia personale di Raffaello, creando un percorso che segue la vita del maestro, partendo dalla nascita a Urbino nel 1483 sino alla precoce morte alla Corte Papale in Roma nel 1520.

Cerith Wyn Evans

“….the Illuminating Gas”

Hangar Bicocca – 31 Ottobre 2019 – 23 Febbraio 2020

L’ultimo ingresso alle mostre è alle ore 21.15

SAVE THE DATE — Public Program | Cerith Wyn Evans

Sabato 11 gennaio 2020, dalle ore 18
‘….fellow travellers’. Una serata con Cerith Wyn Evans e Steve Farrer

Domenica 9 febbraio 2020
“…the Amplifying Gas”. Performance di Keiji Haino e Russell Haswell

Concepita come una composizione armonica di luce, energia e suono, “….the Illuminating Gas” è la più grande mostra mai realizzata da Cerith Wyn Evans (Llanelli, Galles, Regno Unito, 1958; vive e lavora a Londra) e presenta una straordinaria selezione di ventiquattro opere tra sculture storiche, complesse installazioni monumentali e nuove produzioni, che offrono ai visitatori un’esperienza sinestetica unica.
Dopo gli esordi come filmmaker, dagli anni Novanta Cerith Wyn Evans si dedica alla realizzazione di sculture, interventi site specific e perfomativi che si caratterizzano per l’utilizzo di elementi e materiali effimeri come la luce e il suono, e per la centralità della dimensione temporale nella fruizione dell’opera. La ricerca dell’artista si focalizza sulla percezione, sul potenziale del linguaggio e della comunicazione, mettendo in discussione la nostra nozione di realtà.
Nella loro eleganza ed equilibrio formale, i lavori di Cerith Wyn Evans attingono a una complessità di riferimenti e citazioni – dalla letteratura, alla musica, filosofia, fotografia, poesia, storia dell’arte, astronomia e scienza – che vengono declinati in forme del tutto nuove attraverso un articolato processo di montaggio. Questa operazione avviene sia attraverso l’impiego di materiali testuali che, decontestualizzati, vengono tradotti in un linguaggio luminoso – ad esempio sotto forma di scritte al neon, fuochi d’artificio o pulsazioni di luce – sia trasponendo in sculture l’immaginario di artisti storici, come Marcel Duchamp, o il repertorio di gesti del teatro giapponese Noh, come nella serie Neon Forms (after Noh) (2015-2019).
Il progetto espositivo include una nuova configurazione di Forms in Space…by Light (in Time) (2017), originariamente concepita per le Duveen Galleries della Tate Britain di Londra e StarStarStar/Steer (totransversephoton) (2019), opera appositamente realizzata per la mostra, che ne apre il percorso creando una coreografia di luci e ombre che a intermittenza invadono lo spazio.

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