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Titolo Cosa fare a Milano

“LE OLIMPIADI DEL 1936” DI FEDERICO BUFFA

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Federico Buffa

“LE OLIMPIADI DEL 1936” DI FEDERICO BUFFA

IEFFETEATRO MILANO

LE OLIMPIADI DEL 1936

di e con FEDERICO BUFFA

regia EMILIO RUSSO

pianoforte ALESSANDRO NIDI – fisarmonica NADIO MARENCO – voce CECILIA GRAGNANI

“LE OLIMPIADI DEL 1936” DI FEDERICO BUFFA dal 16 al 20 dicembre 2016 ore 20.30

Lo spettacolo, partendo dalla narrazione di una delle edizioni più controverse dei Giochi Olimpici, quella del 1936, racconta una storia di sport e di guerra. Le storie dello sport, sono storie di uomini. Sono storie che scorrono assieme al tempo dell’umanità, seguono i cambiamenti e i passaggi delle epoche, a volte li superano.
E’ capitato a Berlino nel ‘36 quando Hitler e Goebbels volevano trasformare le loro Olimpiadi, o quello che credevano che fossero le “loro” Olimpiadi, nell’apoteosi della razza ariana e del “nuovo corso”.
E invece quelle Olimpiadi costruirono i simboli più luminosi dell’uguaglianza: il primo giorno di gara sul podio del salto in alto salirono due atleti neri, l’ebrea Helene Mayer vinse l’oro nella scherma e Jesse Owens di medaglie ne vinse addirittura quattro.
E poi, mentre in quella calda estate del ’36 il mondo assisteva in colpevole silenzio alla tragedia della guerra civile spagnola e la pace scricchiolava sull’asse Roma Berlino Tokyo, il coreano Sohn Ki-Chung vinceva la maratona di Berlino, ma aveva un peso sul cuore e sul podio non alzò mai lo sguardo. Sohn era costretto a competere non per la Corea, ma come maratoneta per il Giappone che aveva colonizzato il suo paese nel 1910. Per la sua vittoria fu innalzata non la bandiera coreana ma quella giapponese e fu l’inno giapponese a essere cantato nello stadio.
Lo spettacolo racconta le storie all’interno di un luogo senza tempo, un luogo dimenticato, sospeso tra il sogno e la realtà. Le racconta con le parole di chi c’era in quei giorni esaltanti e tremendi, le racconta con lo stile narrativo incalzante di Federico Buffa, le racconta con la musica e le canzoni evocative di un’epoca in bilico tra il sogno e la tragedia, le racconta con le immagini “rivoluzionarie” di Leni Riefensthal, “la regista che filmò il nazismo”.
Uno spettacolo che mescola differenti linguaggi teatrali dando vita a una narrazione civile che solletica le emozioni.